web1

facebook
whatsapp
image-452

Dal carcere alla società: l’istruzione come unica vera alternativa alla recidiva

2026-04-23 21:29

author

Attualità, carcere, avellino-, istruzione-,

Dal carcere alla società: l’istruzione come unica vera alternativa alla recidiva

AVELLINO - L’istruzione in carcere come strumento di reinserimento e libertà: è questo il cuore del convegno “Oltre le sbarre – L’istruzione come pont

1000279287.jpeg

AVELLINO - L’istruzione in carcere come strumento di reinserimento e libertà: è questo il cuore del convegno “Oltre le sbarre – L’istruzione come ponte per la libertà”, che si è svolto oggi a Palazzo Caracciolo.
Un tema concreto, affrontato senza astrazioni, che ha riunito istituzioni, accademici e operatori del diritto e del sociale per riflettere sulla funzione della pena e sulle reali possibilità di reinserimento dei detenuti.
A moderare l’incontro l’avvocato Rosaria Vietri, mentre ad aprire i lavori è stata la professoressa Giulia Perfetto dell’Università di Salerno, che ha subito messo a fuoco la questione:
“Siamo qui non solo per mettere in risalto la condizione attuale dei detenuti, che versa purtroppo in situazioni molto critiche, ma anche per evidenziare e denunciare quanto l’istruzione possa rappresentare un vero ponte verso la libertà, quindi ‘oltre le sbarre’”.
A seguire, i saluti istituzionali dell’avvocato Fabio Benigni, presidente dell’Ordine degli Avvocati di Avellino, che ha sottolineato la centralità del tema, ormai non più marginale ma pienamente inserito nel dibattito sociale e politico.

La prima sessione ha approfondito il rapporto tra diritto, contesto sociale e dimensione psicologica. Tra gli interventi più incisivi quello dell’avvocato Giovanna Perna, componente dell’Osservatorio Carcere dell’Unione Camere Penali Italiane:
“L’istruzione rappresenta un ponte verso la società: mettere un detenuto nelle condizioni di leggere e scrivere non è soltanto un modo per passare il tempo, ma significa permettergli di acquisire elementi necessari e indispensabili per il reinserimento una volta fuori dal carcere”.
Perna ha poi evidenziato come molti detenuti provengano da contesti di disagio culturale:
“Se il carcere viene vissuto come un luogo in cui è possibile intraprendere un percorso non solo rieducativo, ma anche formativo, questo produce effetti positivi non solo per il singolo, ma anche per la società civile”.

La seconda sessione ha spostato l’attenzione sugli strumenti concreti. L’assistente sociale Anna Ansalone, consigliera del Comune di Montoro, ha spiegato la scelta del titolo del convegno:
“Abbiamo scelto questo titolo perché riteniamo l’istruzione un ponte verso l’esterno, un’apertura alla comunità”.
Un concetto ribadito anche sul piano dei diritti:
“L’istruzione rappresenta non solo un elemento del trattamento, ma anche un diritto fondamentale”, ha sottolineato Ansalone, evidenziando l’importanza delle attività trattamentali e della collaborazione con il volontariato per favorire il reinserimento.
Sul piano normativo è intervenuta l’avvocato Lucia Perri, che ha richiamato strumenti concreti previsti dall’ordinamento:
“La liberazione anticipata consente una riduzione di pena di quarantacinque giorni per ogni semestre di partecipazione ai corsi di rieducazione. Per chi vive in carcere, questi quarantacinque giorni rappresentano più di un semplice numero: sono tempo di vita restituito”.
E ancora: “I permessi premio sono uno strumento essenziale per incentivare il percorso rieducativo e riconoscere i progressi individuali”.

A portare esempi concreti è stata la direttrice del carcere di Bellizzi, Maria Rosaria Casaburo:
“L’istruzione, insieme al lavoro, rappresenta uno degli elementi cardine del trattamento previsti dalla legge. Sono anche l’unico modo per dare un senso costituzionalmente orientato alla detenzione”.
Un impegno che si traduce in progetti reali:
“Abbiamo attivato un liceo e un corso per geometri, oltre a un progetto agricolo con attività di apicoltura e coltivazione”, ha spiegato, sottolineando come il tempo della detenzione debba diventare “un tempo di possibilità”.

A chiudere i lavori il garante regionale dei detenuti Samuele Ciambriello, con un intervento diretto:
“Dobbiamo ridurre il ricorso automatico al carcere. Non tutto deve essere carcere: le misure alternative sono fondamentali”.
E poi un monito chiaro: “Se una persona passa venti ore al giorno in carcere senza programmi trattamentali, si riduce tutto alla custodia. In questo modo il carcere diventa una bomba a orologeria”.
Infine, l’invito a superare la distanza tra istituzioni e società: “Il carcere deve essere aperto alla città e la città deve entrare in carcere”.

 

1000279281.jpeg

facebook

Direttore responsabile Katiuscia Guarino
​redazione@irpiniareport.it

Irpinia Report - Quotidiano d'informazione della Campania e della Provincia di Avellino. Registrazione Tribunale di Avellino n.1/2011 del 3 febbraio 2011
Copyright © Irpinia Report Partita IVA: 02606770648 - Tutti i diritti sono riservati. Vietata la riproduzione, anche parziale, senza inequivocabile autorizzazione dell'editore