

Eccoci, amici irpinauti e d'ognidove, che amate come me scoprire i comuni dell'Irpinia osservandoli dall'alto. Ci prendo gusto, e dopo Aiello del Sabato e Montefusco eccomi a spingere il mio aereo monoelica fin sulla Baronia. Vista da quassù (ma anche ...da giù, mi dicono) Carife è bellissima. E' un borgo il cui nome deriverebbe forse da Carifi, casale di Sanseverino, vicino Salerno.
Carife oggi conta poco più di 1.200 abitanti, ha una storia nobile, perchè molti studiosi la identificano con l'antica Romulea, patrimonio sannita che i Romani distrussero nel corso della terza guerra Sannitica. Una terra carica di storia, perchè qui s'è condensato un ricchissimo campionario di reperti archeologici, dell'epoca neolitica sannita e romana, custodito gelosamente per tanto tempo dal terreno argilloso. E prima di decollare ho portato a bordo un emozionante scritto di un archeologo recentemente scomparso, l'irpino Carlo Franciosi, che proprio a Carife aveva dedicato un bellissimo studio: "A chi lo osserva dalla valle dell’Ufita, si presenta come un nido d’aquila aggrappato a una parete verdeggiante, ed è ancora in grado di stupire per i suoi scorci che si aprono verso orizzonti infiniti, per i suoi silenzi surreali, per il senso di pace che trasmette a chi si addentra nelle sue strade. Nel cuore della Baronia, è situato a 740 metri d’altezza, su una propaggine del “Contrafforte di Trevico”, e domina la Valle dell’Ufita. La “montagna” omonima, che fa da quinta al paese, lo protegge dai venti freddi, la “voria” (la tramontana) e “La Luanta” (il vento di Levante)". Che poesia, vero?
Qui l'argilla ha consentito la produzione delle famose "ruagne" , il vasellame tipico della zona, tantissime le testimonianze conservate nel Museo Archeologico, un vero scrigno di storia. Insomma, si respirano secoli di passato, ecco il palazzo Marchesale, la Chiesa Collegiata di San Giovanni Battista (il Santo patrono, festa il 24 giugno), il convento di San Francesco e la Chiesetta oratoria dell'Addolorata, datato 1770.
Oggi Carife è borgo tranquillo, poco popolato ma fortemente identitario e orgoglioso, forte della produzione del suo "oro verde": se volete assaggiare dell'olio speciale (ottimo sulle bruschette!) vi consiglio di venire qui per il Ravece, una preziosa cultivar di nicchia. Il sapore richiama i sentori forti del pomodoro acerbo: poche gocce e condirete la migliore insalata del mondo!
Per chi ha voglia di misurarsi con i piatti più forti della tradizione carifana, però, ecco i famosi "mugliatielli", ovvero gli involtini di interiora di agnello, oppure le Lagane (pasta fresca prodotta in casa, note come lo sono anche Li Triidd') cucinate con i fagioli. E per dolce, la zuppetta carifana, antico dolce tradizionale.
I profumi di tante bontà arrivano fin quassù, ma direi che è tempo di tornare alla base, Ciao Carife, "Torre, chiedo il permesso di atterrare, passo e chiudo". Alla prossima.
Baldo

