
(di Paolo Colucci)
"Quando il mondo dorme": il libro di Francesca Albanese presentato ad Avellino presso il Cinema Eliseo. Per oltre due ore centinaia di persone hanno riempito l’ex-cinema rovente e lo spiazzo esterno dove è stato possibile seguire nella canicola la proiezione dell’incontro. Non un semplice evento di promozione organizzato da Arci Avellino e Islam Insieme con il patrocinio del Comune, ma una dimostrazione di sostegno nei confronti della relatrice speciale delle Nazioni Unite sul territorio palestinese occupato. Il 9 luglio, infatti, la funzionaria dell’ONU è stata sanzionata dal governo statunitense per aver pubblicato un rapporto sulla rete di finanziamenti e sui profitti che alimentano le azioni criminali dello Stato d’Israele. Scrive Albanese nel rapporto: «Il diritto internazionale riconosce diversi gradi di responsabilità, ciascuno dei quali richiede controllo e rendicontazione, in particolare in questo caso, in cui sono in gioco l’autodeterminazione e l’esistenza stessa di un popolo». A partire dall’osservazione dei metodi adoperati dal governo israeliano e dai suoi complici, Albanese parla ormai da tempo di “genocidio” riferendosi a quanto accade da anni in Cisgiordania e nella striscia di Gaza. Poiché si tratta di gravissimi crimini contro l’umanità e l’autodeterminazione di un popolo che non ha bisogno di essere riconosciuto come Stato per godere dei più basilari diritti che oggi gli vengono negati. «Il Diritto Internazionale riconosce il diritto alla resistenza armata dei popoli oppressi, e nel caso del popolo palestinese dice che hanno diritto a far valere la propria autodeterminazione, cioè a esistere e determinare autonomamente la propria forma politica, la propria religione, la propria identità, senza che i capi di stato occidentali intervengano. Questo però non è possibile a causa dell’occupazione dei territori palestinesi (da parte dello stato di Israele n.d.r.) che perdura da 57 anni e che la Corte di Giustizia Internazionale ha già dichiarato illegale».
In merito alle accuse di antisemitismo e terrorismo nei confronti di chi si oppone con le parole e con le azioni alla barbarie del governo di Netanyahu, dice: «L’idea della razza pura è insita nella cultura occidentale da oltre 500 anni. In nome della razza bianca e cristiana sono state soggiogate e sterminate popolazioni. Come dice Ovadia, oggi i palestinesi sono i nuovi ebrei perché entrano nella categorizzazione di Altro-da-me, altro-da-noi. Gaza, Cisgiordania e Gerusalemme Est sono ciò che resta della Palestina Storica. Quali che fossero le ragioni della creazione dello Stato di Israele, va detto che quella terra era già abitata e vi furono cacciate 700.000 persone, e furono attuate violenze di ogni genere. I palestinesi hanno resistito dal 1948 e hanno tutto il diritto di farlo».
«Quella di terrorismo, poi, è un’etichetta che viene appioppata a coloro che costituiscono un problema di sicurezza - spiega Albanese - come tutti coloro che sono stati vittima di genocidio in passato» e ricorda i genocidi perpetrati contro armeni, nativi d’America e del Canada, herero e nama in Namibia, rom, sinti, ebrei e oggi, sotto gli occhi di tutti, contro il popolo palestinese. «Cosa accomuna queste tragedie? Il fatto di essere stati commessi dalle cosiddette democrazie occidentali (Stati Uniti, Canada, Europa Occidentale, Australia e Nuova Zelanda) tutte nazioni nate da genocidi, frutto del colonialismo e parte integrante della nostra storia».
«Nel territorio palestinese occupato Israele non può applicare la propria giurisdizione, è apartheid. Qui sta la bellezza del diritto: è bianco o è nero. Israele è stato bravo a confondere le acque e a far passare la narrazione che ogni tentativo di autodeterminarsi del popolo palestinese è un atto di terrorismo. Nulla di più falso: la resistenza è legittima. La Corte di Giustizia Internazionale già nel 2004 ha detto che Israele non ha diritto a revocare la possibilità di autodeterminarsi del popolo palestinese» nel parere del 9 luglio 2004, noto come “Muro in Palestina”, in cui si ritiene che la costruzione del muro costituisse una violazione del principio di autodeterminazione dei popoli e si ribadisce il divieto di annessione forzata di territori altrui, oltre che la violazione dei diritti umani e del diritto internazionale umanitario.
Alla domanda di Rosanna Maryam Sirignano di Islam Insieme sulle strategie da adottare per uscire dalla complicità con il governo criminale di Israele, la relatrice risponde:
«Io stessa non avevo capito dopo il 7 ottobre. Già nel febbraio 2023 due storici israeliani mi avevano sollecitata a rendermi conto delle caratteristiche del genocidio: la disumanizzazione dell’altro e il linguaggio che è sempre più esplicito e violento. La studiosa israeliana Nurit Peled-Elhanan che ha scritto della mostrificazione dei palestinesi nei libri scolastici israeliani, dopo aver perso sua figlia di 12 anni durante un attacco suicide-bombing durante la Seconda intifada ha detto chiaramente che il governo Israeliano deve smetterla di tormentare i palestinesi. Noi occidentali e italiani, invece, abbiamo dimenticato le Leggi razziali, l’apartheid sudafricana, la negazione dei diritti fondamentali che costituisce, secondo il Diritto internazionale, gli estremi per poter parlare apertamente di genocidio. Prima che si esprima il tribunale del popolo attraverso le elezioni, abbiamo i tribunali, e la libertà di boicottare i prodotti made in Israel. Oltre a Leonardo (partecipata al 30% dallo Stato italiano) case automobilistiche, aziende di cosmetici e banche traggono profitto dal sistema di apartheid e di colonizzazione israeliano. Altrimenti non si spiegherebbe la crescita della borsa valori di Israele del 200%, di cui 70 miliardi solo nell’ultimo mese» a ribadire il nesso tra l’economia e la barbarie in atto nei territori occupati illegalmente da Israele. La serata si è conclusa con la “Pastasciutta antifascista” presso il circolo Avionica, in occasione della ricorrenza della caduta del regime fascista, poi danze tipiche di Palestina e musica dal vivo.




