
Il convegno “La voce del silenzio”, ospitato ieri al Carcere Borbonico e promosso dal Centro Studi Livatino, ha riportato l’attenzione sulla violenza economica, una forma di abuso spesso invisibile che limita autonomia e libertà delle donne.
In Irpinia il fenomeno resta significativo: una donna ogni tre giorni si rivolge ai centri antiviolenza o ai servizi Caritas, soprattutto per situazioni di dipendenza economica. Nel corso dell’incontro è stata presentata anche la mostra “Rivivo con te”, dedicata a 22 casi di femminicidio in Italia.
Il sostituto procuratore Valter Brunetti ha spiegato il senso dell’iniziativa: “La mostra serve a fare memoria - sottolinea Brunetti -. Ricordare significa riportare quelle storie al centro della nostra coscienza e trasformarle in responsabilità e azione. Nessuno deve sentirsi solo: è questo il messaggio che vogliamo trasmettere”.
L’ex presidente del Tribunale di Napoli Elisabetta Garzo ha evidenziato le difficoltà delle donne nel percorso di denuncia: “Molte donne non hanno mezzi economici di sostentamento e hanno paura che vengano tolti i figli. In un primo momento sono portate a denunciare, poi ritrattano - spiega - e quando una donna ritratta la denuncia è una sconfitta dello Stato, perché significa che non si è sentita tutelata. La risposta non può essere solo repressiva, ma deve passare da prevenzione e protezione. Il legislatore dovrebbe fornire maggiori strumenti proprio nell'ambito del sociale”.
La presidente del Tribunale di Avellino Francesca Spena ha sottolineato che “dobbiamo liberarci di stereotipi ancora presenti nella società. La violenza non è solo fisica, ma anche quella che impone ruoli e limita la libertà della donna. La famiglia e la scuola hanno un ruolo decisivo nella formazione di una cultura della parità”.
L’avvocato Giovanna Perna, presidente della Commissione Pari Opportunità del Foro di Avellino, ha richiamato l’importanza dell’impegno istituzionale nella promozione delle pari opportunità e nella diffusione di una cultura del rispetto.
Dal centro antiviolenza “La Goccia”, la responsabile Caterina Sasso ha evidenziato che “anche nel 2026 si registra una richiesta d’aiuto da parte di donne vittime di violenza ogni tre giorni. I casi restano numerosi e coinvolgono sempre più spesso le fasce giovanili. Per questo è fondamentale lavorare nelle scuole con percorsi di prevenzione sulle relazioni e sull’affettività”. Ha inoltre aggiunto che “la violenza economica rappresenta uno degli ostacoli principali all’uscita dalle situazioni di abuso: molte donne non hanno risorse sufficienti per rendersi autonome. Senza indipendenza economica è difficile interrompere il ciclo della violenza”.
Il direttore della Caritas Antonio D’Orta ha infine spiegato che “è una forma di controllo molto presente, soprattutto nei nostri territori, dove molte donne non hanno un’occupazione stabile. Restare senza autonomia economica significa vivere in una condizione di dipendenza e soggezione. Non sempre si arriva alla violenza fisica, ma si tratta comunque di una violenza psicologica profonda e pervasiva”.

