
Autismo, l'inclusione si impasta a mano: il modello Tortellante che l'Italia dovrebbe copiare
di Massimiliano D’Uva
Secondo il Sole 24 ORE, in Italia, la sindrome dello spettro autistico riguarda circa 550mila giovani sotto i 20 anni, pari a un tasso di 917 casi ogni 100mila persone. Nel nostro Paese si stima, ottimisticamente, che colpisca un bambino su 77 nella fascia d'età tra i 7 e i 9 anni, con una prevalenza netta nel sesso maschile. Sono numeri imponenti, destinati a crescere, che nascondono però una crepa strutturale del sistema: finché questi bambini frequentano la scuola, una rete di supporto esiste. Quando ne escono, spesso il sistema li lascia soli - e con loro, le loro famiglie.
È in questo spazio lasciato vuoto che nasce, nel 2016 a Modena, Il Tortellante. Non come progetto di assistenza passiva, ma come laboratorio terapeutico-abilitativo dove giovani e adulti nello spettro autistico imparano a produrre pasta fresca fatta a mano. L'idea è di tre madri - Erika Coppelli, Silvia Panini e Lara Gilmore - sostenute fin dall'inizio dallo chef Massimo Bottura e dalla moglie, e cresciuta fino a diventare uno dei modelli di inclusione più citati e studiati d'Italia.
Ciò che distingue il Tortellante da altre realtà simili è una scelta precisa e coraggiosa: non selezionare. Mentre molti progetti si rivolgono solo a persone con autismo ad alto funzionamento, qui vengono accolti ragazzi dell'intero spettro - dall'alto al medio al basso funzionamento - adattando le attività alle capacità di ciascuno. Il risultato è un laboratorio dove non esiste un modello unico di partecipazione, ma tanti percorsi individualizzati costruiti sulle linee guida nazionali per il trattamento dell'autismo.
Il rigore scientifico non è un dettaglio: lo staff che affianca quotidianamente i ragazzi è composto da neuropsicologi, educatori e psicologi, coordinati dal professor Franco Nardocci, figura di riferimento nazionale nel campo dell'autismo. E i risultati si misurano: una ricerca condotta dall'Università di Modena e Reggio Emilia ha documentato miglioramenti significativi sul piano della socializzazione e dell'autonomia per i partecipanti, con ricadute positive anche sulle famiglie.
Ma il Tortellante non è solo un laboratorio di pasta. Attorno al lavoro manuale - sfogliare, tagliare, chiudere tortellini con quella precisione ripetuta che per i ragazzi dello spettro diventa struttura e non costrizione - si sviluppa un sistema di percorsi paralleli pensato per costruire vita autonoma. Il programma "Abitare Sicuro e Weekend di Autonomia" porta i ragazzi a sperimentare la vita fuori casa, imparando a gestire un appartamento: fare la spesa, cucinare, pulire, prendersi cura degli spazi condivisi. Ci sono poi serate sociali tra coetanei, percorsi sul riconoscimento del denaro, attività motoria, formazione sulle emozioni e gestione dei conflitti. Tutto costruito con un obiettivo dichiarato: promuovere l'indipendenza domestica e la cura di sé, e condurre le famiglie verso il "Dopo di Noi".
Il "Dopo di Noi" è la grande paura non detta di ogni genitore con un figlio con disabilità: cosa gli accadrà quando non ci sarò più. Il Tortellante ci lavora concretamente, con un appartamento didattico già attivo - secondo in arrivo - dove piccoli gruppi di ragazzi sperimentano la convivenza autonoma, sostenuti dallo staff scientifico. La Regione Emilia-Romagna ha riconosciuto il valore di questo percorso supportando anche economicamente il progetto per la ristrutturazione degli spazi, mentre il Comune di Modena e l'ASL locale hanno garantito un supporto istituzionale che in molte altre regioni italiane rimane ancora una promessa.
Sul fronte lavorativo, il modello ha dimostrato una sostenibilità che va ben oltre il laboratorio terapeutico. I tortellini prodotti dai ragazzi - venduti con il marchio evocativo "Brutti ma Buoni" - sono entrati nelle mense aziendali di Gucci, Maserati e BMW, negli scaffali di Esselunga ed Eataly, nei menu di ristoranti a Parigi. Con l'apertura della Bottega, i ragazzi si sperimentano anche come cassieri e venditori, acquisendo nuove competenze lavorative e mettendo in pratica abilità sociali e relazionali. L'inclusione, qui, non è un obiettivo astratto: è un tortellino confezionato, venduto, apprezzato.
Il nodo che resta aperto, e che il Tortellante non si stanca di evidenziare, è quello della replicabilità. A marzo 2024 risultavano 1.214 centri censiti dall'Osservatorio Nazionale Autismo per la diagnosi e la presa in carico delle persone con disturbi dello spettro, con il 54% concentrato al Nord, il 21% al Centro e solo il 24% al Sud e nelle Isole. Un divario geografico che racconta plasticamente la differenza di opportunità tra chi nasce in Emilia-Romagna e chi nasce in Campania, in Calabria, in Sicilia. Le famiglie del Sud che vogliono conoscere realtà come il Tortellante spesso devono costruirsi da sole un viaggio, percorrere centinaia di chilometri, tornare a casa con la consapevolezza di ciò che manca.
Il modello modenese dimostra che l'inclusione delle persone nello spettro autistico non richiede miracoli: richiede metodo, rigore scientifico, istituzioni presenti e una comunità disposta a considerare questi ragazzi non come un problema da gestire, ma come risorse da valorizzare. Lo dice il motto stesso dell'associazione, semplice e preciso: Pasta Libera Tutti.


