
Rieccoci, amici irpinauti! In pieno agosto, e con temperature torride anche nella nostra verde Irpinia, ho pensato bene di fare un volo su un comune dove la tranquillità, le acque e la fede la fanno da padrone. Sì, Caposele è uno dei comuni che ho più nel cuore ed essendo io orgoglioso dell'Irpinia mi fa piacere constatare come questo paese, situato nell'Alta Valle del Sele ai confini con il Salernitano, rappresenti un vero simbolo della nostra provincia, conosciuto un po' ovunque.
Qui – nelle viscere silenziose ma prolifiche del monte Paflagone - nasce il Sele, fiume puro e abbondante, che consente attraverso l'Acquedotto Pugliese di portare acqua potabile fin giù nella Puglia, a Santa Maria di Leuca. Poter vedere la stazione di partenza dell'Acquedotto è davvero un'emozione unica, spettacolare, con l'impetuosità delle acque che scorrono affianco, sotto di te. Non a caso l'origine del nome Caposele deriva dal combinato disposto latino di caput e Sylarus, ovvero testa, capo del Sele. In dialetto, dalle nostre parti, spesso si usa dire "jammo a' Capussela", ovvero andiamo a Caposele. E non è solo una gita tranquilla in un paesino che conta circa 3mila abitanti, molti dei quali residenti in contrade rurali, ma perché i milioni di pellegrini giunti, e che giungono, fin quassù dimostrano come proprio a Caposele esista un centro di spiritualità tra i più frequentati dell'Italia Meridionale.
Alla frazione Materdomini, infatti, che con i suoi 525 metri sul livello del mare è leggermente sopraelevata rispetto al nucleo del paese, c'è il moderno Santuario intitolato a San Gerado Majella. Il santo "pazzerello di Dio" originario di Muro Lucano giunse nel 1700 (e vi morì giovanissimo, di tisi), qui dove dal Medioevo sorgeva una chiesa dedicata alla Mater Domini. Dopo la sua morte il culto prese piede. Nel tempo le strutture si sono ampliate, diventate accoglienti: i pellegrini arrivano a frotte per pregare in raccoglimento davanti al corpo di San Gerardo (recentemente vi è stata una ricognizione delle spoglie) e per visitare sia il Museo Gerardino che la cosiddetta "sala dei fiocchi". San Gerardo, infatti, è il patrono delle mamme e dei bambini: lo onorano le donne che hanno invocato in suo nome la gravidanza o che a lui si sono affidate nella gestazione, e i genitori che riconoscono in San Gerardo lo speciale "angelo custode" dei figli, magari in occasione di incidenti o problemi di salute.
L'origine di Caposele risale ai conflitti tra sanniti e romani e in questi territori sarebbe avvenuta la definitiva sconfitta di Spartaco, ma secondo altre fonti Caposele sarebbe stata fondata dagli abitanti dell'antica Poseidonia, Paestum, che risalendo il corso del Sele dalla foce fino alla sorgente decisero di insediarsi anche in quei luoghi montani.
Caposele nel corso del tempo è stata feudo, spesso oggetto di compravendita, fu falcidiata negli anni da peste e terremoti, fino a quello disastroso del 1980, che ne fece uno dei paesi più colpiti della provincia di Avellino (vi si registrarono oltre 50 morti, 200 feriti e tantissimi senzatetto), tanto da essere poi insignito della onorificenza della Medaglia d'oro al Merito civile.
Qui si vive bene e in pace, si mangia altrettanto tra cannazze (un particolare tipo di pasta a mano che in versione originale è ancora preparata con il "ferretto"), fusilli e funghi. Di ottima qualità anche i legumi, particolarissima ma non facile da trovare la cicerchia. Ottimo il sistema viario da Avellino e anche dal salernitano grazie alla Fondovalle Sele. Ma io vado ...per cielo e per oggi torno alla base. Alla prossima!
Baldo


